Lezione diciannove – Lo Scambio Di Culture

Lezione diciannove – Lo Scambio Di Culture19

Programme 19

Lo scambio di culture

Anna: In the shadow of  the Alps and on the river Po lies Torino, once the capital of Italy and the birthplace of kings of Savoia under whose rule the peninsula was united in 1861. Now one of Italy’s five largest cities, Torino is the capital of the Piemonte Region. “Il capoluogo del Piemonte”. It is also the home of FIAT, Fabbrica Italiana Automobili Torino. Il Museo dell’Automobile is one of the largest in Europe, reflecting the size and the importance of the motor industry in Italy. But the region is full of contrasts, mainly because all the Italians that came here to help make the cars, brought with them their different cultures and lifestyle.

Anna: Ciao Alessandro.

Alessandro: Ciao.

Anna: Alessandro dimmi chi sei, se ti senti Piemontese, che cosa…dove siamo…che cosa fai qui.

Alessandro: Dunque io sono Alessandro Stillo, questa è “La Tenuta” che è il nostro locale, al piano di sopra abbiamo anche una galleria d’arte. Questo è un bar, diciamo che lo definiscono, si potrebbe chiamare conversation bar, cioè un posto dove la gente viene, si trova, chiacchiera.. eh.., si incontra, decide cosa fare dopo, eccetera.

Anna: Ma tu sei di Torino?

Allessandro: No, io sono nato a Torino però la mia famiglia non è di origine torinese, son…venivano…mia madre è di origine veneta, mio padre viene dalla Calabria quindi dal sud dell’Italia, ma praticamente a Torino non ci sono più torinesi.

Anna: Elisabetta, dimmi qualche cosa della tua famiglia.

Elisabetta: Mah, la mia famiglia è siciliana, sono siciliani, sono dovuti venire qui dopo la guerra e, niente, io sono nata qui e, cioè, pur vivendo qui a Torino mi sento meridionale, anche.

Alessandro: Negli anni Sessanta a Torino c’è stata una forte immigrazione. La popolazione è aumentata da ottocentomila (800000) abitanti a unmilioneduecentomila (1200000). Sono arrivate quattrocentomila (400000) persone dal Sud d’Italia e questo ha prodotto un po’ di…di cambiamenti.

Anna: Torino: the little bull, symbol of the city where people from all over Italy have come work. It’s often said: “there are more outsiders than natives in the city”. To find out how a newcomer “un nuovo arrivato” might experience life in a city like Turin, I’ve come to the Caffè Torino to meet two experts: un inglese, William Ward e un’italiana, Mariagrazia Conti.

Anna: Eccomi qua! Anna Mazzotti, molto lieta.

Mariagrazia: Mariagrazia Conti, piacere.

Anna: Anna Mazzotti, piacere.

William: Piacere, William Ward.

Anna: Allora Lei, Mariagrazia, è di Torino e lavora nelle pubbliche relazioni, ma perchè Le piace vivere a Torino?

Mariagrazia: Innanzitutto devo dire che io sono nata a Torino, quindi le mie origini sono qua. Amo questa città non solo perchè ci sono nata ma perchè è ricca in cultura, in arte, in tantissime cose. Devo dire che sopratutto la vita degli intrattenimenti serali è vastissima. Si va dal jazz alla musica operistica, alla musica sinfonica. Direi che c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Anna: Ho capito, quindi Torino è interessante, è vivace, da un punto di vista culturale e dal punto di vista dei divertimenti, ma com’è la vita per chi lavora a Torino?

Mariagrazia: Ma, direi che complessivamente è una vita abbastanza buona.

Anna: Ma è veramente possibile che tutto funzioni così bene? Ci saranno frustrazioni, difficoltà. Per un nuovo arrivato, per esempio, quali sono le difficoltà?

Mariagrazia: Certamente ce ne sono. E sono di due ordini di cose- uno a livello di carattere. Il piemontese ha un carattere molto riservato e chiuso. L’altra è di ordine pratico. Per esempio, la chiusura del centro storico può comportare dei problemi per chi non conosce questa realtà.

Anna: Ma appunto Lei, William, che non è italiano, per Lei è difficile vivere in Italia?

William: Ma, non direi così. Secondo me bisogna sapere due cose – innanzitutto, e questo è ovvio, imparare bene la lingua e anche la cultura. Ma, a parte questo, capire come funziona il sistema.

Mariagrazia: Ma Lei sapeva già parlare italiano prima di trasferirsi in Italia?

William: Mah, sì e no! Lo parlavo un pochino ma era un italiano molto turistico perchè quando abitavo ancora in Inghilterra studiavo un po’ la grammatica. Ma più che altro vedevo i film italiani in televisione, alla BBC, quelli con sottotitoli. E così mi sono innamorato della lingua italiana. Era un modo fantastico per imparare la lingua.

Anna: Ma che cosa intende per sistema?

William: Beh, che cosa intendo per sistema. Direi quel rapporto un po’ particolare che esiste in Italia fra lo Stao e il cittadino. Mi spiego meglio: sono rapporti piuttosto tesi questi che a differenza dell’Inghiterra, in Italia c’è un rapporto molto sospettoso, il cittadino non si fida molto dello stato

Mariagrazia: Certamente, è vero. Perchè il cittadino italiano vota il proprio politico ma in realtà poi lo critica a differenza del cittadino inglese che, una volta votato, difende il proprio sistema.

Anna: E poi i contatti con la burocrazia sono comunque frustranti sopratutto per uno straniero, immagino. E, Le è mai capitato di disperare all’inizio?

William: Ma, certamente all’inizio era spesso un inferno, era da strapparsi i capelli. Ma poi pian piano direi che uno impara. Io ho imparato, appunto, a cavarmela. Ma ce…ce n’è proprio tanto da imparare. Il sistema italiano è così complesso, così pieno di regole e di procedure ma anche per quanto riguarda le cose più semplici.

Anna: Per esempio?

William: Per esempio gli orari. Gli orari degli uffici pubblici che sono in un modo, cioè solitamente chiudono fra le tredici e le quattordici e mezzo. Poi gli orari o delle aziende oppure dei negozi che chiudono all’una, poi riaprono alle quattro per richiudersi alle set..fra le sette e le otto. E’ molto complicato. In fondo uno deve sapere che per portare a termine una determinata cosa bisogna uscire la mattina fra le nove e mezzogiorno.

Anna: Sì. E’ proprio vero. Ma d’altra parte le difficoltà non sono solo queste. Ci sono delle difficoltà più concrete. Per esempio la carta bollata e la carta semplice. In Inghilterra non esistono ma qui sono indispensabili per tutta una serie di documenti.

William: Beh, direi che la prima cosa che salta all’occhio è quello che chiamerei l’ossessione collettiva italiana con i moduli. Non manca mai un momento in cui non debba riempire un modulo il cittadino medio italiano. Anche questa…ci sono anche momenti quando questo porta a delle conseguenze piuttosto buffe. Per esempio, mi è capitato dieci anni fa, nel mio primo anno in Italia, quando sono diventato residente, che ho dovuto firmare…eh…riempire un modulo dando informazioni, non soltanto sulla mia data di nascita ma anche quelle di entrambi i miei genitori. E mi è successa una cosa buffissima cioè mia madre che si chiama Nancy Body, eh..e sta…e ho scritto tutto questo per bene e poi è stato scritto di nuovo dal funzionario all’anagrafe a Roma e quando mi hanno ridato il documento dopo, ho trovato che il nome Nancy di mia madre è stato cambiato: la “N” è diventata una “M” e la “C” è diventata una “L” per cui, per la burocrazia italiana, ormai rimane Manly Body. E questo nome non si può cambiare.

Anna: For un nuovo arrivato getting accomodation in any Italian cities is difficult, in Torino we can start with the evening paper Stampa Sera.

Anna: Eccomi qua. Ma, Mariagrazia, cosa fai?

Mariagrazia: Sto cercando un appartamento per alcuni miei amici americani che arrivano questa sera e desiderano fermarsi a Torino per sei mesi. Ho letto su Stampa Sera un annuncio che mi interessa però non ho il telefono quindi devo andare a cercare un telefono.

Anna: Ah, ma no aspetta! Io ho il telefono portatile in borsa. Vuoi chiamare da qui?

Mariagrazia: Certo. Se ce l’hai mi fa molto piacere. Mi interessa.

Anna: Allora…eccoci qua!

Mariagrazia: Grazie.

Anna: Senti, io ti lascio alla tua telefonata e mi vado a prendere un’altra tazza di tè. Ciao.

Mariagrazia: Va bene. Ciao. A dopo.

Mariagrazia: Pronto. Buonasera signora Mancini. Io ho letto il suo annuncio sul giornale e le telefono a nome di miei amici americani che arrivano questa sera a Torino e vorrebbero affittare un appartamento per sei mesi. Quante stanze ha il suo appartamento? Bene. E…i servizi sono compresi? Sì. Doppi servizi, va benissimo. E il prezzo, signora? Va bene. Mi può dire, per cortesia, se nel prezzo sono incluse le tasse condominiali? D’accordo. Per cortesia potrebbe ancora dirmi, signora, se l’appartamento è nel centro? Ho capito. E’ un pochino fuori. E per quanto riguarda i servizi, ci sono servizi comodi? Sì. A dir la verità i miei amici avrebbero preferito un appartamento centrale ma se Lei mi assicura che l’appartamento è facilmente raggiungibile coi servizi mi va bene lo stesso. Va bene, potremmo venire domani, signora, perchè questa sera non è possibile in quanto i miei amici arrivano molto tardi. Va bene? A che ora? Alle due. D’accordo. C’è Lei, signora, o devo chiedere di qualcun altro? Va bene, d’accordo signora Mancini. Allora a domani, arrivederci.

Alessandro: A Torino una volta non c’erano molte cose da fare. Adesso la situazione sta cambiando e, forse anche perchè abbiamo aperto noi, chi lo sa? Comunque ci sono cose da fare, la gente viene qua, questo è un posto dove ci si trova e da qui si decide cosa fare: si va al cinema, si va in discoteca. I fine settimana si va in montagna d’inverno e al mare d’estate, si fanno, credo, le cose che si fanno un po’ dappertutto.

Anna: Ma, secondo te, questa immigrazione ha avuto un effetto positivo su Torino?

Alessandro: Mah, sicuramente, perchè i giovani che sono venuti fuori dal…dopo l’ondata d’immigrazione, sono diversi, sono più aperti. C’è stato uno scambio di culture, conoscono le culture sia di Torino e della parte nord dell’Italia, che quelle del Sud, perchè sono quelle dei loro genitori.

 

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